di Francesco Caroli
QUALI SONO i rischi e le possibilità dell’uso dell’Intelligenza Artificiale (AI) in un campo piuttosto delicato quale quello dell’informazione? Da tempo operatori ed esperti di giornalismo si vanno ponendo tale domanda. Anche gli organi ufficiali e istituzionalizzati (quali gli ordini e le associazioni professionali) se la rilanciano tra di loro, diremmo con una certa preoccupazione, organizzando corsi ad hoc di specializzazione nell’uso oculato dell’AI. Il rischio maggiore se vogliamo è soprattutto quello della conservazione – e quindi di conseguenza della perdita – di posti di lavoro in un settore dove la precarietà l’ha sempre fatta da padrona, a discapito della sicurezza professionale (questo vale soprattutto per il nostro Paese con la professione giornalistica che è stata sempre soggetta a regole e a prassi legate all’appartenenza di vere e proprie caste) oltre all’approssimazione nell’elaborazione delle notizie. Tutti fattori questi che hanno sempre lasciato a desiderare in ambito giornalistico.

Una battaglia persa il confronto tra Intelligenza artificiale e Informazione? (immagini tratte dal Web)
A tutti questi interrogativi si potrebbe semplicemente rispondere che come sempre saranno l’onestà intellettuale e la coscienza professionale di ogni singolo giornalista a gestire il proprio personale approccio alla AI.
Facciamo qualche concreta considerazione, lanciando nel frattempo la possibilità di un dibattito su tali argomenti piuttosto delicati.
Il ricorso alle piattaforme di AI può servire certo al singolo giornalista e a ogni testata giornalistica come ulteriore possibilità di un maggiore e più rapido accesso a tutta una serie di dati e informazioni che in passato non era possibile ottenere con la stessa velocità. Anche se bisogna dire che il ricorso a tutti i mezzi informatici e telematici (come anche la consultazione di pagine di Wikipedia) non è sempre indice di correttezza ed esattezza delle informazioni assunte. Il consiglio è sempre e comunque quello di verificare poi con gli strumenti tradizionali di consultazione.
Ma può servire – ci chiediamo – tale ricorso alla AI alla vera e propria redazione di un articolo? E se per caso siamo tentati dal farlo – e quindi lo facciamo concretamente, per velocizzare soprattutto i tempi di scrittura – non è sempre meglio e corretto informare i lettori degli strumenti utilizzati nel redigere il nostro articolo? Come si fa in ogni caso nel riportare una citazione da un testo qualsiasi.
Non si può tornare indietro, ma…
Certo l’immagine del giornalista che prende gli appunti sul proprio bloc notes e scrive il suo articolo a una macchina da scrivere con i tasti di stampo tradizionale è anacronistica e perciò fuori dal tempo. Ma di quei tempi – ormai lontani – andrebbero conservati quanto meno la passione e la professionalità con le quali ci si approciava nello scrivere il nostro articolo. Altrimenti si diventa freddi e impersonali, schematici diremmo, e forse anche un po’ troppo semplicistici, cioè non empatici, nel presentare gli argomenti di cui vogliamo informare i nostri lettori.
Su tali problematiche ci farebbe piacere ricevere il parere di chiunque sia interessato ad esprimere la sua opinione. Aspettiamo le vostre argomentazioni in proposito.

La nostra cara vecchia macchina da scrivere “olivetti” che ogni giornalista di “vecchio stampo” conserva nel proprio cuore.